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PERCHÉ
IL PELLEGRINAGGIO
È
noto
come,
oltre
che
della
liturgia,
la
vita
cristiana
si
nutra
di
varie
forme
di
pietà
popolare:
tra
di
esse,
il
pellegrinaggio
e,
quindi,
la
visita
ai
Santuari.
Ma
in
un
mondo
nel
quale ci
si
muove
sempre
più
spesso
e
sempre
più
caoticamente,
a
volte
anche
senza
meta,
ci
si
potrebbe,
forse, chiedere
se
il
pellegrinaggio
cristiano
rappresenti
ancora
una
pratica
attuale
e
significativa.
"Il pellegrinaggio
– scrive Giovanni Paolo II nella bolla d’indizione del Grande Giubileo del
2000, Incarnationis Mysterium – riporta alla condizione dell’uomo che ama
descrivere la propria esistenza come cammino… ed è sempre stato un momento
significativo nella vita dei credenti; rivestendo nelle varie epoche, espressioni
culturali diverse, esso evoca il cammino personale del credente sulle orme del Redentore:
è esercizio di ascesi operosa, di pentimento per le umane debolezze, di costante
vigilanza sulla propria fragilità, di preparazione interiore alla riforma del
cuore".
Così
inteso,
il
pellegrinaggio
è
certamente
un'espressione
attuale
della
religiosità
popolare,
che
risponde
all’ansia di ricerca iscritta nel cuore di ogni uomo e anche, non si può
nasconderlo, a quel desiderio di "avventura" che forse tutti, almeno qualche
volta nella vita, hanno sentito.
Questi
si
possono,
dunque, dire,
in
sintesi, gli
elementi
del
pellegrinaggio
cristiano:
- si fonda sulla centralità di Cristo,
"via, verità e vita": lui è il significato, la meta ultima a cui tendere;
- recupera le immagini bibliche del cammino del
popolo ebraico nel deserto, dei pellegrinaggi alla città Santa di Gerusalemme, vissuti
anche dalla Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe;
- è immagine della Chiesa e segno dei popoli in
cammino verso Dio. Percependo sé stessa come pellegrina, la Chiesa vede infatti nel
pellegrinaggio un simbolo della sua condizione attuale;
- è luogo dell’annuncio e
dell’ascolto della Parola di Dio, origine e modello della Chiesa itinerante, spazio
di catechesi e momento di carità. E’ momento dell’incontro
con Dio, con la sua Parola e la sua grazia;
- è
evento di Chiesa e allo stesso tempo luogo
d’incontro con l’umanità. Nella civiltà della comunicazione il pellegrinaggio,
incontro con Dio, con sé stessi, con i fratelli e con il creato, non solo conserva la
validità di un tempo, ma è proposta preziosa per promuovere la pace e la nuova
evangelizzazione;
- non è dunque solo un evento di culto ma
altresì di cultura; i pellegrini devono saper vivere il Vangelo nella storia del proprio
tempo, dando risposte adeguate alle speranze dell’umanità;
- orienta l’uomo verso una meta che supera
le coordinate del tempo e dello spazio ed offre momenti di maturazione umana e religiosa.
Serve
una
consapevolezza
nuova
e
più
profonda
di
questa
nobile
tradizione
cristiana,
da
situare
nell'orizzonte
di
una
nuova
evangelizzazione.
«Il pellegrinaggio «consiste
nel recarsi individualmente o collettivamente a un santuario o a un luogo
particolarmente significativo per la fede, per compiervi speciali atti di
devozione, sia a scopo di pietà che a scopo votivo o penitenziale, e per favorire
un’esperienza di vita comunitaria, la crescita delle virtù cristiane e una più
ampia conoscenza di Chiesa». Tale descrizione rivela la natura profonda
del pellegrinaggio, con le sue componenti interiori e con i suoi aspetti
operativi, che scaturiscono dallo specifico carattere religioso.
Le motivazioni del pellegrinaggio sono principalmente,
anche se non esclusivamente, di natura religiosa. Più o meno profonde ed
esplicitate, esse rappresentano istanze derivanti dal bisogno di un contatto
personale con Dio, dalla richiesta pressante di un soccorso, tramite anche
l’intercessione della Vergine o dei santi, dalla ricerca della pacificazione
dello spirito, mediante la riconciliazione con Dio, con i fratelli e con se
stessi. A fondamento del pellegrinaggio sta un’esigenza di fede, che si esprime
in un movimento che vuole essere figura della conversione, premessa e
preparazione ad una esperienza religiosa che ha il suo punto culminante e
qualificante nella partecipazione alla vita liturgica del santuario.
Le modalità di attuazione del pellegrinaggio prevedono,
oltre la preparazione remota, l’attiva partecipazione ai diversi momenti di
confessione e di celebrazione della fede, soprattutto attraverso l’ascolto e
l’interiorizzazione della parola di Dio, la celebrazione dei sacramenti della
Penitenza e dell’Eucaristia, ma anche l'espressione visibile della carità e
della solidarietà, il raccoglimento nel silenzio e nella preghiera prolungata,
l’approfondimento catechistico. Possono rientrare tra le pratiche devote anche
altre forme di edificazione spirituale, come la sosta nel luogo della
manifestazione soprannaturale, la visita alla tomba del santo venerato,
l’ossequio alle sue reliquie o ad altri elementi che ricordano l’origine del
santuario stesso.
Il pellegrinaggio, contrariamente a ciò che potrebbe
sembrare a prima vista, è un evento molto complesso, comprendente diversi
momenti successivi. Occorre distinguerli, ma anche mantenerne
l’intima unità. A riguardo così il Papa esorta i responsabili dei pellegrinaggi
e dei santuari: «Siate attenti ai “tempi” e ai ritmi di ogni pellegrinaggio: la
partenza, l'arrivo, la “visita” al santuario e il ritorno, altrettanti momenti
del loro cammino, che i pellegrini affidano alla vostra sollecitudine
pastorale. Avete il compito di guidarli all'essenziale: Gesù Cristo Salvatore,
termine di ogni cammino e fonte di ogni santità»
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