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Dall'omelia

di Papa Giovanni Paolo II

nella Cappella papale

per la beatificazione

 

 

...3 «Io sono il buon pastore... Ed ho altre pecore che non sono di questo ovile» (Gv. 10.14.16). Questa tensione del pastore per raggiungere tutte le pecore e farle partecipi della sua cura, del dono della sua vita, si può dire anche la caratteristica apostolica di don Pietro Bonilli.

Egli capì che occorreva anzitutto rendersi presente nel gregge, fino anche a dare la vita per seguirlo e nutrirlo in qualsiasi situazione, anche in quella rischiosa di condividere momenti di pericolo, recandosi in luoghi malsani e nelle regioni più umili e disprezzate. Egli rimase per 35 anni in una parrocchia situata nel territorio più depresso della sua diocesi di Spoleto, dove la condizione religiosa e morale era singolarmente povera ed avvilente (...).

Imitatore generoso di Cristo Buon Pastore, don Bonilli riversò la sua carità su quanti necessitavano di aiuto; fatto esperto fin dalla fanciullezza delle sofferenze e miserie, delle umiliazioni e istanze della gente della campagna, egli si impegnò a "nutrire" il suo popolo, a condurlo in pascoli più ubertosi (cfr. Sal. 22, 2). Egli che "conosceva il suo gregge", volle trovare per esso il cibo adatto.

Iniziò con un'intensa opera di catechesi e di istruzione religiosa, per la cui promozione si servì, come precursore, dell'informazione e della stampa (...). Soprattutto egli vide nella famglia il fondamento della rinascita della società e della vita ecclesiale. "Essere famiglia, dare famiglia, costruire famiglia" fu il suo motto e il suo programma.

La famiglia, ogni famiglia, avrebbe dovuto rivivere la sua vocazione e la sua missione sull'esempio di quella di Nazareth. L'amore generoso, oblativo, sacrificato del Cristo, di Maria, di Giuseppe fu il modello che egli volle proporre all'amore nella famiglia e alla missione della famiglia. La famiglia è infatti il luogo in cui ogni uomo è chiamato ad ascoltare l'invito alla molteplici opere di carità e ad aprirsi generosamente al servizio sociale, specialmente dei poveri, dei piccoli, degli ultimi. La famiglia è scuola di amore, dove i figli crescendo imparano a vivere secondo il vangelo, cogliendo dai genitori l'immagine del volto amoroso di Dio, Padre e Pastore di ogni uomo. Il modello di Nazareth rimane il fulcro della missione che ormai da cento anni le Suore della Sacra Famiglia, da lui fondate, svolgono con ammirabile zelo e sensibilità pastorale».

 

 

 
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G.B. fecit A.D. MMVII

 

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