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Vita del Santuario

 

  

La chiesa parrocchiale "San Michele Arcangelo" ha accolto le spoglie mortali del Beato Pietro Bonilli il 24 aprile 1998, qui traslate dal San Filippo di Spoleto, reso inagibile dal terremoto che nei mesi di settembre e ottobre 1997 aveva colpito pesantemente l'Umbria e le Marche.

La scelta di questo luogo era -si può dire- scontata, dal momento che Cannaiola è stata sua parrocchia per quasi 35 anni, a Cannaiola ha maturato la sua spiritualità, a Cannaiola ha avviato tutte le sue opere.

La traslazione dell'urna nella nuova cappella allestita in San Michele Arcangelo è avvenuta nel pomeriggio del giorno dedicato alla sua festa liturgica, con grande concorso di fedeli e delle autorità civili di Spoleto e di Trevi. In quella cerimonia, l'Arcivescovo di Spoleto-Norcia, S.E.Rev.ma Mons. Riccardo Fontana, ha anche consacrato la chiesa e il nuovo altare: per l'occasione, infatti, erano stati effettuati alcuni importanti lavori di adeguamento e abbellimento della parrocchiale, allora affidata a don Angelo Nizi.

Per tutti fin da subito già Santuario del Beato Pietro, tale è stato formalmente eretto, anche agli effetti del diritto canonico, con decreto dell'Arcivescovo di Spoleto Norcia, S.E.Rev.ma Mons. Riccardo Fontana, il 24 aprile 2004.

Nel frattempo, la parrocchia di Cannaiola era stata soppressa e accorpata a quella della "Sacra Famiglia" in Borgo Trevi, insieme ad altre due frazioni del Comune, San Lorenzo (paese natale del Bonilli) e Picciche.

Come già a Spoleto, anche qui a Cannaiola il nuovo Santuario si propone ai pellegrini per alcuni aspetti particolari:

essere la casa dove possiamo trovare unl fratello maggiore, a cui chiedere particolarmente luce di verità e forza di carità;

essere la casa dove tutti, sacerdoti, religiosi, religiose, giovani, anziani, famiglie, lavoratori, possono trovare un esempio, una voce, uno stimolo a fare famiglia;

essere la casa dove, presso la sua urna, occorre sentirsi Chiesa, donarsi alla Chiesa, costruire la Chiesa, in Cristo Gesù.

È evidente che tutto questo deve essere realtà già in ogni chiesa parrocchiale. Qui c'è in più la vicinanza del Bonilli, che potrà essere per tutti come una sorgente a cui dissetarsi, per ritornare poi alla propria realtà quotidiana con maggior forza e convinzione. Il Beato Pietro è un amico a cui raccontiamo di noi, soprattutto delle nostre famiglie e delle nostre comunità, un innamorato di Dio a cui chiediamo di far innamorare anche noi, ponendosi a noi vicino e aiutandoci nella preghiera e nella contemplazione, un "patito della missione", di cui partecipiamo l'ansia apostolica, perché il mondo si faccia famiglia e lo spirito di Nazareth permei di sé ogni casa, comunità, realtà religiosa, civile, sociale, lavorativa, scolastica, sanitaria.

 

 

 
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A.D. MMVII

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