|
(...) Quattro
donzelle si consacrarono a Dio per soccorre la gioventù abbandonata.
L'opera massima in tutti i secoli, e specialmente in quello in cui ci tocca
vivere, è l'educazione della gioventù. Qui è dove
debbono riunirsi tutte le premure, tutte le diligenze, tutti gli sforzi.
(...)
In quel giorno
adunque memorando avvenne questa consacrazione. Sua Eccellenza Rev.ma Monsig.
Pagliari nostro zelantissimo Arcivescovo ebbe la bontà di compier
quest'atto solenne. Quattro donzelle si presentarono all'altare per offrirsi
a Dio nell'opera salutare. Fu una cerimonia che certo in una chiesa di
campagna non si sarebbe mai aspettata; ma che noi abbiamo fiducia non sarà
l'ultima (...).
Le quattro
zitelle accompagnate da quattro signore, vestite di bianco, secondo il
costume delle Figlie di Maria, prostrate dinanzi alle statue della S. Famiglia,
udirono la S. Messa celebrata dalla lodata Ecc. R.ma nella quale parteciparono
alla mensa Eucaristica. Prima però di porger loro la SS. Comunione
Egli volle indirizzar loro un'affettuosissima allocuzione nella quale tolse
a commentare la parabola delle dieci Vergini. Fece loro conoscere l'eccellenza
dello stato a cui si consacravano, le virtù che dovevano esercitare,
specialmente la fede, l'umiltà, la carità; ricordò
loro come il fonte da cui dovevano attinger la santità necessaria
agli uffici a cui si impegnavano, era la SS.ma Comunione; però menassero
tal vita, che sempre potessero esser preparate a riceverla.
Dopo la Messa
si compì la cerimonia della Vestizione del loro abito sacro.
Si appressarono
di nuovo all'altare della Sacra Famiglia. Dalle mani di Mons. Arcivescovo,
deposti gli abiti del mondo, ricevettero quelli della religione.
Rinunziamo
a descriver queste sacre cerimonie, giacché la loro bellezza, il
loro incanto non è in quello che si vede al di fuori, ma in quello
che si opera nell'interno; in quell'intime comunicazioni, fra Gesù
e l'anima, nelle quali si effettua un mistico sposalizio; in quelle partecipazioni
alla grazia divina, per cui l'anima si sente elevata a compiere grandi
imprese per la gloria di Dio e pel bene dell'umanità sofferente.
Lasciamo tuto nel dolce mistero in cui si compì.
Però
noi speriamo che Gesù, Maria e Giuseppe avranno abbassati i loro
occhi pietosi sopra quelle anime elette; le avranno ricoperte, insieme
alle cinque orfanelle che anch'esse circondavano il loro altare, del loro
manto amoroso: le avranno scritte tra le loro Figlie più predilette.
Anzi noi confidiamo che in Esse avranno pur benedette tutte le altre, che
animate dal loro spirito, le vorranno seguire nella grande missione.
Noi qui a nome
della Sacra Famiglia facciamo appello a tutte quelle anime generose che
sentono in cuore la vocazione religiosa e intendono applicarsi alla cura
delle orfane. Vengano alla Casa di Lei per santificarsi sotto una protezione
sì alta e mediante opera sì benefica; noi l'accogliamo. La
Casa è povera, la casa è piccola rassomiglia proprio nella
sua meschinità, alla Casa Nazzarena; ma la Sacra Famiglia la farà
crescere ed ampliare, finché la sua ombra si distenda tanto ampiamente,
quanto sono ampii i nostri desideri.
Cannaiola di
Trevi, 14 maggio 1888
|